Un enorme telescopio ha appena fatto una svolta. Uno letterale.
È ancora in costruzione. Vive in alto sulle montagne cilene. Ma oggi conta.
L’equipaggio ha fatto girare la struttura. Intorno al suo asse verticale. La prima volta in assoluto.
Perché si sono preoccupati? È una prova.
L’ELT (Extremely Large Telescope) deve osservare le stelle. Tutti quanti. Quindi la rotazione deve essere fluida. Deve funzionare. Niente marmellate. Nessuna fermata.
ESO la definisce una pietra miliare. Hanno ragione a festeggiare.
Guarda il peso. 3.500 tonnellate. 7,7 milioni di libbre di metallo e acciaio.
Spostarlo? A mano? SÌ. All’inizio.
L’hanno spinto. Pollice per centimetro. Centimetro per centimetro. Giusto per dare slancio. Poi entrarono in funzione i motori ausiliari. La vera potenza prese il sopravvento.
Ha senso iniziare in piccolo? Apparentemente è così.
Ci sono persone nella foto. Le pose sono colpite. Roberto Tamai, Marco Sciarra, Pascal Martinez. Sembrano stanchi. Sembrano orgogliosi.
“Un bellissimo promemoria di ciò che si può ottenere”, dice Tamai. Parla di spingere nella stessa direzione.
Intende il lavoro di squadra. Intende anche la spinta fisica.
Aspetta però.
Sembra già enorme. Ma non è fatto. Il telescopio crescerà.
Presto sarà più pesante. Stanno arrivando gli specchi. Anche gli strumenti.
Farà pendere la bilancia a 4.600 tonnellate. Oltre 10 milioni di sterline.
La cornice è pronta. Il cielo no.


























